PostHeaderIcon Siamo Psicologi. Non chiamateci counsellor!

perché gli ordini cercano di ridurre lo psicologo ad un counsellor?

Contro il rischio elevatissimo di INGERENZA da parte dell’Ordine degli Psicologi e delle Accademie nell’autonomia scientifica dello psicologo.

Gli orientamenti psicodinamici, tra i più diffusi, si basano sostanzialmente su un “modello della mente” che fa riferimento a teorie che nascono da una differenziazione tra ciò che viene definito “mente” e ciò che viene definito “corpo”. Anche se le ricerche in neuroscienze, la biologia, la psicologia nonché la filosofia considerano anacronistico parlare di separazione tra mente e corpo e, nonostante il principio dell’unità psicofisica sia dichiaratamente accettato anche dagli stessi psicodinamici, nella pratica sembra esserci un gap tra ciò che viene dichiarato e ciò che viene applicato. Infatti ancora oggi sentiamo affermare, anche in ambito clinico, che la mente influenza il corpo come se fossero entità o fenomeni separati o separabili. Da anni invitiamo tutti, seguendo le indicazioni dello psicologo italiano Marco Baranello, fondatore delle teorie emocognitive, a riferirsi all’unità psicofisica, inscindibile, nei termini di “organismo” intendendo per organismo il complesso unitario, di un sistema, di funzioni e processi. L’aberrazione più grave, in questo contesto, è sicuramente data dall’infelice termine “psicoterapia” che, significando terapia della psiche (non terapia psicologica), palesemente deriva da un’anacronisitica, quando infondata, teoria che psiche e soma siano entità distinte. Non si può infatti, per scienza e per logica, curare un concetto e, il concetto a cui ci riferiamo, è quello di psiche. Può esistere una psicologia intensa come scienza che studia il concetto di “psiche” (nella sua accesione psicofisiologica di funzione) ma non può certo esistere una “psiche-terapia” (psicoterapia nasce dalla crasi di psiche e terapia).

Infatti può esserci, come sostiene la teoria emotocognitiva, una antropoterapia, cioè una cura dell’essere umano, la cura della persona, la tutela della sua integrità psicofisica, la cura di ciò che disturba la salute. Per farlo esistono nei fatti diversi strumenti. Strumenti medico-chirurgici, strumenti psicologici, strumenti teologici, filosofici, alternativi, ecc.
La psicoterapia, per la norma italiana, è solo un titolo ed uno degli strumenti a disposizioni di medici e di psicologi ma, ovviamente, non è né il solo né l’unico strumento. Infatti dove il medico è abilitato all’uso di strumenti medici, lo psicologo è abilitato all’uso di strumenti psicologici. La psicoterapia non è una specializzazione esclusiva di area psicologica né una specializzazione esclusiva di area medica. Pertanto è soltanto uno degli strumenti che il medico o lo psicologo che ne abbiano titolo può utilizzare per le proprie finalità sanitarie. Significa che lo psicologo cura in ambito psicologico in quanto psicologo e può utilizzare per tali finalità ogni strumento psicologico. Di fatto lo strumento principale dello psicologo, per cui riceve formazione competenza e abilitazione è il colloquio psicologico clinico, uno degli strumenti utilizzabili per le finalità sanitarie di diagnosi, cura e riabilitazione, come sono per la Norma riconosciute le prestazioni rilasciate dall’esercente l’attività di psicologo.

Le diverse professioni che hanno al centro la cura della persona, sia regolamentante che non regolamentate, vengono distinte in base allo strumento utilizzato e non all’oggetto dell’intervento che, pacificamente, è sempre la persona. Ecco che le terapie psicologiche, che assolutamente non sono la psicoterapia (ma ormai è ben evidente a tutti), rappresentano quelle forme di cura della persona che utilizzano strumenti conoscitivi e di intervento di tipo psicologico (così come descritto anche dall’Art. 1 della L. 56/89 che regola la professione di psicologo in Italia) per finalità di cura della persona ovvero per finalità che il legislatore ha riconosciuto sanitarie anche in ambito psicologico (Decreti Ministeriali del 1994 e del 2002).
E’ necessario ricordare, perché sembra che qualcuno tenda troppo spesso a dimenticarlo, che la stessa psicoterapia (per giustificare i propri interventi) attinge fin troppo spesso dalla psicologia prendendo in prestito quello che gli stessi psicologi, coloro che studiano e professano la psicologia, hanno creato. La psicoterapia non è una scienza e non è, di per sé, una professione regolamentata. La scienza è la psicologia e la professione regolamentata è quella di psicologo.

Sappiamo tutti quello sta succedendo con la neuropsicologia. La neuropsicologia esiste da decenni, si sono create numerose associazioni, sono stati realizzati numerosi corsi di formazione. Oggi l’ordine degli psicologi, in particolare l’ordine degli psicologi del Lazio, “minaccia” (almeno sembra) di sanzione disciplinare (es. sospensione o radiazione) chiunque svolga attività neuropsicologica, indipendentemente dalla sua competenza in materia, per riservare tale attività, nella sostanza di tipo diagnostico, a chi frequenta soltanto il corso di specializzazione da loro indicato che, guarda caso, è uno soltanto in Italia e attivato proprio a Roma! In pratica anche chi ha 20 anni di competenza in neuropsicologia sarebbe sanzionato, nel Lazio, se iscritto all’Ordine del Lazio, qualora applicasse la neuropsicologia senza aver frequentato la scuola indicata dall’ordine. La legge può solo dire che il titolo di “SPECIALISTA IN” non potrebbe essere utilizzato ma non può impedire, e di fatto non impedisce, nella sostanza l’uso di tale strumento da parte dello psicologo!

Per tornare al discorso sulla psicoterapia ribadiamo quindi che le scienze psicologiche non sono la psicoterapia come le terapie psicologiche ben si distinguono dalla psicoterapia! Infatti anche un laureato in medicina può diventare psicoterapeuta, non servono nei fatti competenze di livello universitario in psicologia! Non può quindi mai definirsi la psicoterapia come una cura puramente psicologica od esclusivamente psicologica. Accanto al ristretto strumento della psicoterapia sono presenti una moltitudine di strumenti a disposizione dello psicologo per finalità di cura, tra i quali spicca il colloquio psicologico. In fondo è su un testo ufficiale dell’ordine degli psicologi del Lazio che è ben indicato che “lo psicologo utilizza il COLLOQUIO PSICOLOGICO per la risoluzione di sintomi e disturbi”. Non c’è scritto psicoterapia, ma proprio COLLOQUIO PSICOLOGICO! (Notiziario n. 6/2007 p. 64-65 Ordine Psicologi Lazio).
La cosa assurda è che sia proprio l’ordine degli psicologi del Lazio a radiare e sospendere coloro che utilizzano il colloquio psicologico per la risoluzione di sintomi e disturbi. C’è una forte incongruenza, un vero paradosso.
Di fatto se fosse falso che lo psicologo possa utilizzare il colloquio psicologico per la risoluzione di sintomi e disturbi, ad affermare il FALSO sarebbe stato proprio il consiglio dell’Ordine degli Psicologi in carica del 2007 (sotto la stessa attuale presidenza), lo avrebbe fatto da una posizione dominante con potere giudicante esecutivo, la comuniazione se fosse falsa indurrebbe all’illecito gli psicologi iscritti, l’Ordine lo ha diffuso ad una rete capillare di oltre 16.000 iscritti nonché reso pubblico per tutti e in più il testo è anche distribuito all’intera popolazione carceraria della regione Lazio visto che fa parte di un vademecuum per il nuovo giunto nato dalla collaborazione con il garante dei detenuti della Regione Lazio. Insomma una gravissima lesione dell’immagine di tutta la categoria professionale, grave tale da indurre lo stesso psicologo all’errore e ancora più grave perché l’ordine, da una parte dichiara una cosa e poi sanziona chi la applica!
Noi, come associazione di psicologia, crediamo però che la frase sia corretta ma, in questo caso, l’ordine avrebbe commesso illeciti nel sospendere e radiare psicologi iscritti indicando come motivo che lo psicologo non possa usare il colloquio psicologico per la risoluzione di sintomi e disturbi. Questo lo decidereanno i giudici chiamati a valutare la situazione nonché il CNOP al quale, come associazione, abbiamo chiesto formali chiarimenti. Siamo in attesa di ricevere una risposta dal Consiglio Nazionale Psicologi.

Il valore della psicologia, il valore dello psicologo.
Le scienze psicologiche, quindi gli psicologi, hanno offerto un contributo sociale imponente, hanno permesso di ridurre il gap tra biologia, fisiologia, fisica, scienze naturali e psicologia, hanno permesso una migliore comprensione degli organismi umani e sociali in ottiche integrate multi-disciplinari nella loro unità “biopsicoambientale”, hanno “vinto” anche rispetto ai genetisti in quanto la mappatura del genoma ha sostanzialmente dimostrato che gli organismi umani hanno una mappa di minore estensione di quella necessaria per poter spiegare tutto in ambito genetico. Questo ha permesso agli psicologi di avere sostanzialmente ragione nell’affermare il ruolo fondamentale dell’ambiente e delle interazioni genoma-ambiente nella realizzazione fenotipica e nella genesi di eventuali patologia così come nella loro soluzione.
Questa è la psicologia, questi sono gli psicologi. Scienziati e professionisti che si sono fatti strada a colpi di dimostrazioni scientifiche, di studi, di ricerche sia in ambito generale e sperimentale, che nell’ambito dell’educazione, sia in ambito del lavoro che nel più diffuso ambito clinico-sanitario.

Mentre da una parte questa ricerca scientifica è costante e continua e ne sono dimostrazione la neuropsicofisiologia dello scienziato italiano Michele Trimarchi o la più recente teoria emotocognitiva dello scienziato italiano Marco Baranello che stanno portando tutta la psicologia sempre più vicina al versante della psicologia scientifica e sempre più distante dalla ormani anacronistica psicologia filosofica, grazie all’uso di afferenze multi-disciplinari all’interno delle scienze psicologiche, come la fisica, l’elettronica, le neuroscienze, la biologia, ecc. Scienziati ed innovatori che hanno permesso di ridurre quel gap tra le diverse scienze, che hanno permesso di ricucire una dilagante tendenza alla frammentazione della cultura e che, nelle loro attività cliniche, hanno dimostrato che l’educazione, intesa nella sua accezione reale di “liberare”, “di tirare fuori”, si una delle principali forme di cura della persona, di tutela della salute.
Mentre c’è questo entusiasmo scientifico, questo nuovo fervore nell’ambito delle scienze psicologiche che finalmente possono parlare con lo stesso linguaggio scientifico delle scienze naturali e fungere da integratore tra le diverse discipline, vediamo dall’altra parte una tedenza conservatrice, che nella conferenza del 13 maggio 2010 (video disponibile on-line su www.srmpsicologia.com/video\201005-scienza-inquisizione.htm), sembra quasi “inquisitoria”, che sta minando l’emergere di una vera psicologia scientifica, quella psicologia scientifica portata avanti dagli scienziati indicati e che quindi mina l’autonomia e la libertà scientifica e professionale in ambito psicologico rallentando di fatto l’appuntamento con il futuro delle scienze psicologiche, un futuro che è presente oggi.

Oggi in Italia, invece, assistiamo ad una tendenza alla svalutazione del ruolo dello psicologo professionista che, purtroppo, ed è sotto gli occhi di tutti, si evidenzia nel tentativo da parte, ed è sempre più amaro constatarlo, dello stesso ordine degli psicologi, di ridurre lo psicologo ad un semplice counsellor.
La SRM Psicologia lo grida a pieni polmoni da sempre: NON CHIAMATECI COUNSELLOR! ed invita tutti gli psicologi che operano nell’ambito clinico a non definirsi counsellor e non affermare di fare counselling quando le proprie prestazioni sono di tipo clinico.

L’ordine vorrebbe assimilare lo psicologo ad un mero counsellor e non lo fa utilizzando le norme che invece vogliono lo psicologo un professionista della salute le cui prestazioni sono, anche dalla legge dello Stato, riconosciute come sanitarie a tutti gli effetti, quindi ascrivibili a diagnosi, cura e riabilitazione, ma lo fa utilizzando la minaccia di sanzione per tutti quegli psicologi che dichiarino di utilizzare gli strumenti per i quali hanno competenza e formale abilitazione, come il colloquio psicologico clinico, per la cura della persona in stato di disagio, ovvero per il trattamento di quei sintomi e disturbi che compromettono il normale svolgimento della vita della persona.

Gli psicologi che cadono nella trappola degli ordini lo fanno sostanzialmente per paura di essere sospesi o radiati e sono molti coloro che si sentono minacciati dal loro stesso ordine. Ma più siamo a denunciare questo più probabilità abbiamo di essere ascoltati da chi può tutelarci da chi dovrebbe applicare la Legge.
Quindi per paura gli psicologi, quegli scienziati e professionisti della salute che hanno avuto un ruolo scientifico e sanitario fondamentale per l’intera comunità, anziché contrastare le posizioni dei consigli dell’ordine (che paghiamo tutti noi e che votiamo noi come rappresentati che dovrebbero tutelarci), anziché chiederne le dimissioni o comunque denunciarli per lesione all’immagine scientifica e professionale dello psicologo, si adattano ed iniziano addirittura a dichiararsi semplici counsellor. Non è oggi infrequente sentire una frase tra le più aberranti e svalutanti la professione di psicologo che più o meno suona così “lo psicologo non cura, lo psicologo fa counselling!”. Nessuno però sa indicare la norma di Legge o il nomenclatore del tariffario dove sia indicato che lo psicologo faccia counselling in ambito clinico. L’unico termine “counseling” appare in una sola voce del tariffario sotto, però, psicologia del lavoro!

Mentre invitiamo tutti a leggere la voce del tariffario “ABILITAZIONE-RIABILITAZIONE” dove invece il termine TERAPIA è TERAPEUTICO sono utilizzati per indicare proprio le cure psicologiche (terapie psicologiche) di riabiltiazione dimostrando che il termine stesso TERAPIA non è esclusivo della psicoterapia e che la RIABILTAZIONE è a tutti gli gli effetti un intervento tecnico per finalità “TERAPEUTICO-riabilitative”. Quindi lo psicologo cura, elargisce terapie psicologiche diverse dalla psicoterapia, e non fa semplicemente counselling!

L’ordine sembra svalutare lo psicologo, lo riduce a counsellor (attività che può fare chiunque senza nessuna abilitazione) e lo psicologo si inizia a definire “counsellor” per paura che affermare la semplice verità ovvero che lo psicologo cura in ambito psicologico con strumenti psicologici disturbi psicologici porti alla sua radiazione o sospensione! C’è un clima di vero e proprio terrore tra gli psicologi.
Potremmo domandarci, quale ipotesi, se questo non sia un abuso di posizione dominante.

Non è una forma di tutela quella di assimilare lo psicologo, un laureato in psicologia, uno scienziato, un professionista della salute le cui prestazioni sono riconosciute come sanitarie, ad un counsellor.
Quando gli ordini cercano di far credere che sia tutelare la professione quella di contrastare i counsellor dicendo che il realtà è lo psicologo il counsellor, sta riducendo, in realtà, le attività cliniche dello psicologo al counselling, una prestazione che non è riconosciuta come sanitaria! Lo psicologo utilizza il colloquio psicologico clinico, una prestazione sanitaria e lo fa per ogni obiettivo sanitario a lui ascrivibile ovvero per diagnosi, cura e riabilitazione.

Tutti gli psicologi che si definiscono counsellor, lo fanno per paura delle minacce, e stanno in realtà contribuendo alla morte della cultura scientifica della psicologia e alla morte della professione di psicologo in ambito clinico, oltre ad autosvalutare i numerosi anni di studio universitario.

Il fatto che la maggior parte delle scuole di counselling siano in realtà in mano alle scuole di psicoterapia e che l’ordine degli psicologi cerca di escludere lo psicologo dall’ambito delle cure psicologiche quasi come se esistesse solo la psicoterapia come strumento di cura e non anche il colloquio psicologico clinico, può far capire a chiunque quale potrebbe essere l’intento di ordini e accademie, quello di assimilare e ridurre lo psicologo ad un counsellor, portare vantaggio alla sola area di psicoterapia, sanare gli attuali counsellor facendoli diventare psicologi (visto che avrebbe assimilato la psicologia al counselling) e quindi vendere sia la formazione in counselling che la formazione in psicoterapia da parte sempre delle stesse identiche scuole, guarda caso tutte private (non esistono scuole di psicoterapia pubbliche che sia chiaro e non va confuso il titolo dato per equipollenza) e guarda caso tutte con alla base un accademico docente spesso anche inserito negli stessi ordini.

La SRM Psicologia come associazione per lo sviluppo, la promozione e la tutela delle scienze e delle professionalità psicologiche da olte dieci anni è molto chiara a riguardo e contrasterà politicamente qualsiasi iniziativa tesa alla svalutazione del ruolo sanitario dello psicologo e della sua professionalità.
Lo psicologo è un psicologo. Non chiamateci counsellor. Non lo siamo, non lo vogliamo essere.

Sostieni anche tu i progetti SRM Psicologia e partecipa al WORKGROUP per la stesura di documenti sulla professione per riappropriarci dei nostri diritti di scienziati e professionisti che sono minacciati da scelte, non condivise da tutti, proprio degli ordini degli psicologi.

PSICOLOGI NON FACCIAMOCI CHIAMARE COUNSELLOR
NON DEFINIAMOCI COUNSELLOR, non riduciamo la nostra attività clinica al mero counselling. Un counsellor non si definirebbe psicologo, perché lo psicologo vuole definirsi counsellor? Non c’è nessun vantaggio e nessuna coerenza con il ruolo scientifico e sanitario dello psicologo.

TUTELIAMOCI REALEMENTE. Segnaliamo insieme questi fatti. La partecipazione di tutti gli psicologi che si sentono minacciati o sentono di vivere in un clima di terrore rispetto alle posizione degli ordini è l’unica nostra forma di tutela, per la scienza, per la professione di psicologo, per la tutela della salute in ambito psicologico. I nostri ordini devono necessariamente rappresentare le nostre posizioni, li paghiamo noi, eleggiamo noi i membri del consiglio, e quando non ci sentiamo rappresentati è la comunità scientifico-professionale degli psicologi che deve unirsi e richiamare all’ordine i consiglieri. Siamo tutti noi psicologi a decidere. In democrazia il potere decisionale e il potere di controllo sull’operato dei nostri rappresentanti lo abbiamo noi tutti psicologi non una piccola porzione di una quindicina di persone in posizione dominante.

per aderire al workgroup sulla professione invia i tuoi dati a: tutela@srmpsicologia.com
informati anche su www.contrordine.info

NB: PER GLI ISCRITTI ALL’ORDINE DEL LAZIO

Come già affermato, l’ordine degli psicologi del Lazio afferma nel 2007 e ribadisce nel 2009 che lo “psicologo interviene per curare” e che “utilizza il colloquio psicologico per la risoluzione di sintomi e disturbi” e poi radia e sospende tutti quegli psicologi che “intervergono per curare” e che “utilizzano il colloquio psicologico per la risoluzion di sintomi e disturbi”. SIAMO SICURI CHE NON CI SIA UN ABUSO DI POSIZIONE DOMINANTE? Questa è sempre la nostra domanda, ce lo stiamo chiedendo da molto tempo. Dovremmo come psicologi valutarlo tutti insieme e chiedere chiarimenti a chi dovrebbe tutelarci come cittadini e come professionisti.

NON E’ TUTTO. Gli psicologi iscritti all’ordine degli psicologi del Lazio sanno che il regolamento disciplinare interno prevede che in caso di sanzione essa sia applicata in modo esecutivo all’atto della dichiarazione verbale da parte del consiglio dell’ordine e, anche in caso di impugnazione presso il tribunale, lo psicologo verrebbe considerato “colpevole” fino a prova contraria?
Il consiglio ha operato senza chiedere pareri agli psicologi ma, come psicologi iscritti, possiamo inviare ufficialmente, con tutti i mezzi disponibili che lascino una traccia (PEC, Raccomandata, Fax), il nostro dissenso rispetto a tale posizione.

Chi non era in accordo con le politiche di un ordine poteva iscriversi ad un altro ordine, indipendentemente dalla residenza o dal domicilio fiscale. Molti psicologi lo stavano facendo, ma probabilmente questo a qualcuno non piacerà. Ben presto gli psicologi non potranno godere più neanche di questo diritto di scegliere l’ordine!

SRM PSICOLOGIA – www.srmpsicologia.com

 

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