luglio 2011
“Sveglia Italia”. Indignati Italiani in Piazza
Roma, sabato 23 luglio 2011. Con “sveglia Italia” scendono in piazza gli indignati italiani, un movimento nato in Spagna sull’onda di quello islandese. Si dichiarano a-politici e pacifisti e vorrebbero maggiore autodeterminazione. Da un punto di vista psicosociale il fenomeno è uno dei tanti indicatori della necessità del nostro tempo e dei nostri “giovani adulti” di riappropriarsi di un proprio potere di rappresentanza di fronte ad una classe economico-politica che sembra invecchiata e stanca e completamente scollata dal cittadino che. Il desiderio di reale cambiamento, svincolato da interessi politici ed economici specifici, si integra con la necessità di tolleranza pace ed integrazione di una generazione che comunque ha acquisito molti diritti. Della manifestazione si è occupata Cinzia Salluzzo Rovituso direttore del portale di libera divulgazione culturale www.newsmeet.net.
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Abolizione ordine psicologi o limitarne il potere per evitare abusi?
quali soluzioni per limitare i rischi di abuso da parte degli ordini professionali?
Che il rischio di abuso di posizione dominante e di potere di rappresentanza sia insito nella struttura organizzativa degli ordini professionali è cosa risaputa, così come il rischio di ingerenze dell’ordine nei confronti delle autonomie scientifiche e professionali nonché il rischio che l’ordine possa diventare estensione con potere sanzionatorio delle classiche accademie, quindi di specifici orientamenti politici e specifiche posizioni ideaologiche interne alla disciplina. Come limitare tali rischi? Da una parte la tendenza da diversi anni, sempre più acclamata anche da molti iscritti agli ordini professionali e non solo quello degli psicologi, è quella di abolire gli ordini professionali. L’abolizione dell’ordine degli psicologi annullerebbe di fatto sia il rischio di posizione dominante e di potere di rappresentanza che investe gli psicologi iscritti, sia il rischio di rallentamento dello sviluppo scientifico e dell’innovazione in quanto darebbe più possibilità di sviluppo delle autonomie scientifiche favorirebbe l’emergere di maggiore concorrenza e quindi più possibilità di scelta da parte di ogni libero cittadino. Con l’abolizione dell’ordine si vedrebbe immediatamente se le accademie, i docenti universitari e le scuole di specializzazione spesso sostenute anche da interni ai consigli dell’ordine sia state di fatto collegate agli ordini e se quindi il loro potere sul territorio derivasse effettivamente da meriti e capacità o da collegamenti istituzionali.
Dall’altra parte un ordine che avesse esclusivamente potere amministrativo, non sanzionatorio, e che fosse a-politico, a-confessionale e soprattutto a-teorico ovvero scientificamente e professionalmente laico potrebbe essere uno strumento che fungesse da interfaccia tra i professionisti iscritti e le altre istituzioni. L’ordine dovrebbe quindi limitarsi a indicare le norme e le questioni fiscali allo psicologo in modo che esso, pagando l’ordine, sia libero di svolgere la propria attività scientifica e professionale senza dover pensare a tutte le norme e le questioni burocratiche che, appunto, sono rimandate all’ordine stesso. Questa e solo questa dovrebbe essere la funzione di un ordine, libero e svincolato dalla teoria, dalle ideologiche politiche e scientifiche. Uno strumento per lo psicologo e mai un ostacolo. Ecco la necessità di richiamare l’Ordine degli psicologi all’ordine!
Di questo si è parlato in un’articolo su www.professionepsicologo.com



