Editoriali
Scienza e conoscenza tra libertà e censura
Ancora oggi, in modo incessante, senza soluzione di continutià, ci troviamo a rammentare di un pericoloso atteggiamento, un pericoloso modus operandi che potrebbe serpeggiare in alcune istituzioni, università, ordini professionali nei confronti della scienza, del libero pensiero. Ogni volta si attualizzano figure come Giordano Bruno o Galileo. Siamo in Italia, momento storico attuale. Il Presidente Giorgio Napolitano ha ricordato che 3 italiani su 10 sono raccomandati. Quindi, la conseguenza è che in ogni contesto istituzionale il 30% sono dei raccomandati. Persone che quindi non andranno contro le ideologie (politiche, scientifiche, ecc.) di chi gli ha trovato una poltrona e non possiamo di certo escludere che tali persone possano rivestire posizioni dominanti o di rappresentanza. Allora, in questo clima, che fiducia possiamo avere nelle nostre istituzioni? In questo clima rientra perfettamente la preoccupazione di chi come noi, si trova costretto a lottare da anni per la tutela della libertà della scienza, della libertà di cura e della libertà di scelta. Possiamo pensare che il 30% dei raccomandati possa essere ovunque, nelle università, nella magistratura e nei suoi consulenti tecnici, negli ordini, nella politica, nella sicurezza, nella comunicazione. Ecco che quando si ingaggia una vera e propria battaglia verso la tutela del diritto alla libertà della scienza dobbiamo tenere in considerazione di questo reale e grave pericolo. 30% di persone inserite ovunque, che se investissero cariche con potere decisionale sarebbero pericolose in quanto potrebbero essere legate ideologicamente tra loro, quindi non identificabili e, ancora più pericoloso, essere considerate la maggioranza, la prassi, la convenzione! In questa situazione allarmante si inserisce perfettamente un articolo sulla scienza e la conoscenza, sulla libertà e la censura, pubblicato da mewsmeet.net in cui si cerca di porre in evidenza il pericolo associato ad atteggiamenti di censura della scienza e della libera iniziativa in ambito scientifico da parte di tradizionali sfere di potere, appunto, spesso ideaologicamente legate tra loro.
Rimandiamo quindi alla lettura dell’articolo eventuali approfondimenti sul tema. http://www.newsmeet.net/2011/11/20/scienza-conoscenza-censura/
MORTE CLINICA della psicologia italiana
lettera aperta del Direttore scientifico SRM Psicologia, Dott. Marco Baranello, scienziato italiano, psicologo, fondatore della teoria emotocognitiva
Carissimi Amici,
è con molto rammarico che scrivo questa lettera. Una delusione infinita rispetto al nostro sistema Italia.
E’ con enorme tristezza che annuncio la “morte clinica della psicologia italiana”. Elettroencefalogramma piatto… completamente piatto!
Ci troviamo ormai sull’orlo del fallimento interno. I nostri giovani e più valenti scienziati, i nostri imprenditori, i nostri professionisti emigrano verso paesi più democratici lasciando l’Italia in balia delle lobbies monopoliste.
I professionisti che fatturano il 100%, gli onesti che seguono le regole del sistema, si trovano ad essere strozzati dal fisco senza avere più capacità di investimento, gli scienziati che scoprono qualcosa di nuovo al di fuori delle classiche accademie vengono censurati, i professionisti della salute che trovano nuove cure sono sospesi, radiati, denigrati fatti passare per ciarlatani.
Chi come me si è sempre occupato di scienza e di salute in ambito psicologico oggi è costretto ad annunciare la “morte clinica della psicologia italiana”.
E’ stato commesso un vero e proprio suicidio, perché, cari amici, di suicidio si tratta visto che la psicologia italiana è morta a causa degli stessi ordini degli psicologi e di alcune facoltà di psicologia interessate a tutelare i propri interessi formativi e contrastare addirittura tutti quegli psicologi liberi professionisti, regolarmente iscritti agli ordini professionali, che hanno da sempre utilizzato la psicologia scientifica in ambito clinico per la cura della salute del paziente quindi per la remissione dei disturbi ovvero per la loro riabilitazione funzionale.
Beh, in Italia questo non è più possibile.
L’ordine degli psicologi sanziona gli psicologi che usano la psicologia per la risoluzione di problemi psicologici. Avete capito bene. Lo psicologo che usa la psicologia per risolvere problemi psicologici può essere censurato, sospeso e radiato proprio dai nostri consiglieri negli ordini professionali.
Lo psicologo radiato per fare il mestriere di psicologo! Anche un bambino capirebbe l’assurdità di tutto questo.
Lo psicologo che subisce sanzioni a questo punto cosa fa? Sicuro della propria etica condotta, sicuro che la Legge sia dalla propria parte in quanto la Norma dello Stato riconosce SANITARIE le attività svolte dallo psicologo, ovvero riconosce la finalità di cura delle attività psicologiche, sicuro di aver seguito anche le indicazioni dello stesso ordine che scrive ufficialmente che lo psicologo interviene per curare attraverso i colloqui e che lo psicologo è quel professionista che usa il colloquio psicologico (prestazione sanitaria esclusiva dello psicologo) per risolvere disturbi, si rivolge alla “GIUSTIZIA”.
E’ qui che scoprirà che è soltanto un’ingenuità credere che “giustizia” equivalga ad ottenere giustizia.
Cos’è la giustizia? E’ una finalità o è una procedura?
Per definire la giustizia occorre definire cosa sia giusto e cosa sia sbagliato quindi aderire ad un sistema di convinzioni, di concetti morali, filosofici. La legge, promulgata dal parlamento, non sempre corrisponde all’idea di giusto dello Stato visto come l’insieme organizzato dei cittadini. Molte leggi sono considerate dalla popolazione come ingiuste eppure esistono. Ecco che avviene uno scollamento tra Stato e cittadini, ecco che tutti noi non ci sentiamo più persone libere in uno Stato libero ma sudditi di un sistema lobbistico con tendenze monopoliste.
Chi ha avuto a che fare con la “giustizia organizzata” non sempre ha ottenuto giustizia.
Uno dei settori in cui la “giustizia organizzata” troppo spesso fallisce è nel campo scientifico, sanitario e professionale. Questo a causa soprattutto del potere esercitato dalle classiche accademie e dagli ordini professionali.
Così un giudice si trova di fronte gruppi di potere organizzato ed istituzionalizzato, docenti universitari, luminari della scienza accademica portavoce del solito già noto e gli ordini professionali.
Persone in posizione dominante che conoscono altre persone in posizione dominante in ogni contesto (università, mass-media, industria, politica, magistratura, ecc.).
Ora immaginate questo impero contro un singolo cittadino. Così se uno scienziato che scopre qualcosa di nuovo e dimostra qualcosa di diverso rispetto a ciò che viene promosso dalle vecchie scuole accademiche e se questo qualcosa è in grado di produrre cambiamenti important tali da mettere in crisi il sistema politico-economico dei soliti “baroni”, ecco che la macchina “imperiale” si attiva. Il singolo cittadino, lo scienziato, si trova davanti ad un giudice (che probabilmente si è formato all’interno di quelle stesse accademie) contro un impero. Secondo voi chi ha più chance di vincere?
E’ in quel contesto che la giustizia può fallire perché la giustizia organizzata dovrà tenere in considerazione troppi interessi. Che facciamo “salviamo il singolo che è dalla parte del giusto” o “determiniamo che sia giusta la falsità che domina nell’Impero”?
Ed ecco che appaiono sentenze di tribunale assurde, fatte di giri di parole senza senso di sinonimi usati come contrari.
Nel nostro campo vediamo sentenze in cui l’attività di cura sembra essere esclusivamente una competenza medica in ogni contesto, sentenze che definiscono cosa sia una “mallattia mentale” quando anche i sassi sanno che sono decenni che il termine “malattia mentale” è ormai considerato anacronistico, giudici che senza conoscere la materia dicono che un disturbo mentale come l’anoressia è sempre da considerarsi una malattia, in pratica senza considerare la causa!
Sentenze ancora più aberranti in cui è chiaro che un sinomino viene usato come contrario così un giudice ha affermato che lo psicologo non cura ma recupera le ablità compromesse. Chiunque sa che nel campo della salute mentale la cura è soltanto ed esclusivamente un recupero di abilità e funzioni compromesse o la soluzione dello stato di disagio!
Bizzarrie che riflettono palesemente la difficoltà della magistratura di far passare per “giuste” posizioni e concetti delle accademie e degli ordini, tutelando tali poteri anziché applicare realmente la norma.
In psicologia, perché è questo l’ambito di cui stiamo parlando, c’è un tentativo delle università in particolare della facoltà di psicologia de “La Sapienza” di Roma e dell’Ordine degli Psicologi del Lazio di ridurre lo psicologo ad un mero counsellor in modo da far confluire tutta la formazione all’interno dello stesso circuito di potere accademico. Lo psicologo, condizionato, crede addirittura di non poter più svolgere attività clinica perché inizia ad autodefinirsi counsellor senza sapere che tale percezione nasce da un condizionamento classico, esattamente come con i cani di Pavlov. Il cane non sa di essere condizionato, si crede ancora libero di scegliere, ma la realtà è ben diversa.
Cari amici, come scienziato, come psicologo, come cittadino italiano, come persona sono oggi davvero amareggiato di aver dato l’annuncio della morte della psicologia italiana. Le speranze sono davvero pochissime e sono in mano alla “GIUSTIZIA” ai giudici che dall’alto di un potere istituzionalizzato si troveranno a dover decidere il destino della nostra scienza e professione quindi della nostra stessa Repubblica.
Lo ricordo, hanno di fronte un singolo scienziato contro un’intero impero istituzionale, cattedratici e consiglieri dell’ordine contro una singola persona.
Sto lottando sostenuto dagli amici e colleghi del gruppo SRM Psicologia contro i “mulini a vento”, contro quell’impero lobbistico che vuole impedire agli psicologi di curare in ambito psicologico, impedire agli psicologi di scegliere formazione diversa da quella da loro proposta, che vuole impedire a tutti i cittadini il diritto di scegliere la cura.
Il nostro sostegno va a chi è rimasto, a chi ancora crede che possiamo fare qualcosa per poter donare nuova vita alla Psicologia, all’Italia… ma le forze sono quasi finite e, anche per noi, si intravede all’orizzonte il viaggio verso Paesi più democratici dove ancora le persone sono considerate per quello che possono dare, per il merito, per la competenza.
All’Italia non rimarrà che comprare dall’estero l’innovazione che qui viene di fatto censurata.
Abbiamo lottato fino alla fine ma il potere istituzionalizzato non lascia scampo alla libertà di scelta. Quello che è successo al Prof. Di Bella o al Dott. Tullio Simoncini per la cura del Cancro oggi sta succedendo anche alle Cure Psicologiche per i Disturbi Psicologici. Il dominio delle lobbies psicoterapiche sostenute da ordini e università non sta lasciando più possibilità di scampo, più respiro.
La Psicologia italiana sta davvero morendo.
Il mio ringraziamento va a chi ancora crede nelle scienze psicologiche pure, alla mia famiglia che mi ha sostenuto, ai colleghi della SRM Psicologia che mi sono vicini ogni giorno in questa lotta, ai colleghi Michele Trimarchi e Stefano Benemeglio che, insieme a me, hanno tenuto per mano la PSICOLOGIA fino al suo ultimo respiro…
un ringraziamento a tutti coloro che hanno ancora a cuore la libertà di scelta.
Ad ognuno, la libertà di capire.
Marco Baranello
Milano, 7 giugno 2011
Professione Psicologo. Torna il progetto di tutela della psicologia del gruppo SRM
Progetto Professione Psicologo nasce nel 2000 a cura della SRM Psicologia come servizio di informazione teso alla tutela, allo sviluppo e alla promozione delle scienze e delle professionalità psicologiche e alla tutela della salute in ambito psicologico.
Il progetto è stato sospeso per quasi due anni ed oggi ritorna in una nuova veste grafica con contenuti aggiornati. Il progetto è ad un suo nuovo inizio. Tutti gli interessati possono partecipare inviando commenti e contribuiti. E’ possibile inoltre, per tutti i possessori di SRM Psicologia Card, proporre articoli. Gli articoli vanno inviati alla redazione del progetto e quelli ritenuti validi saranno pubblicate sul sito. Il servizio è raggiungibile all’indirizzo: www.professionepsicologo.com
Paola Romano, l’artista della lune, espone alla 54. Biennale di Venezia 2011
Paola Romano, artista, dal 4 giugno 2011, alla Biennale di Venezia
Paola Romano, artista italiana contemporanea, pittrice e scultrice, espone alla 54. esposizione internazionale d’arte La Biennale di Venzia al padiglione Italia all’arsenale, curato dal Prof. Vittorio Sgarbi. L’apertura al pubblico della Biennale ci sarà il 4 giugno 2011. L’esposizione durerà fino al 27 novembre. La SRM Psicologia insieme ad IDEAGONO Marketing e ISTEM (Istituto di Studi Emotocognitivi) dal 2005 partners nell’ideazione e realizzazione del sito ufficiale dell’artista consigliano di visitare l’installazione dell’artista presso la Biennale. Paola Romano approda alla Biennale di Venezia dopo numerosi successi, mostre personali e collettive, diverse pubblicazioni con critiche eccellenti. Sia nell’ambito estetico sia nell’ambito dell’investimento in arte contemporanea, Paola Romano rappresenta una realtà assolutamente importante. Un’artista su cui investire. Sito Ufficiale: www.arteromano.net
Tutela del Paziente Psicologico
l’informazione come strumento di tutela del paziente e della salute
La SRM Psicologia, progetto “Psicologia: Una Risorsa per la Salute” ha istituito un nuovo servizio di informazione psicologica per la tutela della salute e del paziente in ambito psicologico fornendo informazioni semplici, chiare e sintetiche su quelli che sono gli strumenti psicologici utilizzati dallo psicologo. Per chi vuole cure psicologiche pratiche senza ricorso né a psicofarmaci né alla vecchia psicoterapia.
Per informazioni www.srmpsicologia.com/tutela



